L’Isolamento del Sé
Il tempo da soli in uno spazio confinato, quando viene imposto da circostanze esterne, è vissuto come punizione o privazione. Lo stesso isolamento, scelto e negoziato e contenuto all’interno di una dinamica di fiducia, produce un’esperienza interna molto diversa: una che condivide più con certe forme di pratica contemplativa che con il confinamento.
La Segregation come pratica BDSM usa questa trasformazione della solitudine deliberatamente. La persona posta in isolamento viene separata dalla stimolazione esterna, dalle persone, dai dispositivi, dal flusso ordinario di informazioni e interazioni che riempie la vita quotidiana.


In questo vuoto, la mente si volge in una direzione specifica: verso la relazione che li ha posti lì, verso la dinamica di cui fanno parte, verso l’anticipazione del ritorno. L’isolamento stesso diventa una forma di pratica, l’attenzione che lo riempie una forma di devozione.
Lo stato che si costruisce durante una segregazione prolungata è descritto in termini che si sovrappongono a quelli usati per la meditazione o la preghiera contemplativa: una quiete crescente, un’intensificazione dell’esperienza interiore, un senso del tempo che cambia qualità man mano che i marcatori esterni del suo passaggio scompaiono.
L’ego, privato dei suoi soliti specchi sociali, incontra sé stesso in modo più diretto. Questo incontro non è sempre comodo, ma è quasi sempre chiarificante.
Il momento del ritorno, quando l’isolamento finisce e la connessione viene ripristinata, porta una carica proporzionale al tempo e alla profondità della separazione. Quello che viene ricevuto in quel momento atterrano in modo diverso da come avrebbero fatto senza il precedente vuoto: con più chiarezza, più gratitudine, più consapevolezza di cosa la relazione contenga effettivamente.

