La Purificazione del Sé
La vulnerabilità, nel BDSM, prende molte forme. La maggior parte di esse riguarda le superfici, la pelle, il viso, la presentazione pubblica del corpo. Questa pratica va più in profondità. L’enema coinvolge un’intimità che è interna, viscerale, che riguarda funzioni che la convenzione sociale tiene interamente private. Permettere questo, affidare il controllo di questi processi interni a un’altra persona, richiede una qualità di fiducia che non può essere simulata. O è reale o non lo è.


La preparazione per la pratica è deliberata e in un certo senso cerimoniale: la temperatura del liquido, la velocità di introduzione, la posizione che permette al corpo di ricevere. La sensazione che segue, la pienezza crescente, la pressione che si accumula gradualmente e richiede attenzione, porta la mente nel presente con un’urgenza che non lascia spazio alla distrazione. Il pensiero esterno diventa impossibile. C’è solo il corpo, e la sensazione che lo riempie, e la persona che amministra il processo e monitora ogni risposta.
La resa coinvolta qui è specifica: è la resa dell’autonomia corporea in un dominio che di solito è governato dal riflesso e dalla privacy.
La persona che riceve non può affrettare il processo, non può gestirlo, non può controllare quando il bisogno di rilascio diventa pressante. Questa dipendenza, la necessità di chiedere, di aspettare, di ricevere il permesso, è vissuta da molti come una delle sottomissioni più profonde possibili.
Quello che segue, la leggerezza, il senso di essere stati puliti e svuotati, la freschezza fisica che non è solo fisica, è spesso descritto come rinnovamento. Il corpo, essendo stato aperto e liberato, si sente genuinamente diverso. Molti trovano questo una preparazione ideale per pratiche più profonde: lo spazio interno è stato riconosciuto, curato, reso pronto.

