Il Periodo: Intervista di Giulia Quaranta Provenzano

Interviste

Oggi la blogger Giulia Quaranta Provenzano ci propone un’intervista all’esperto del piacere Master Giacon Alessandro

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Oggi la blogger e critica d’arte Giulia Quaranta Provenzano ci propone un’intervista al Master Giacon Alessandro, del quale è possibile visionare il profilo IG cliccando su https://www.instagram.com/mr.giacon

CiaoAlessandro, grazie della tua disponibilità! Di te si leggono molte recensioni quale gigolò e accompagnatore affidabile [clicca qui https://www.gigolo.cloud/bologna/mastergiacon], dunque vorrei iniziare la nostra chiacchierata domandandoti subito qual è il cosiddetto motore interiore – quel qualcosa e chissà se anche quel qualcuno – che ti ha avvicinato e che ti ha portato a intraprendere tale tuo viaggio professionale. “Ciao Giulia! A un certo punto della mia vita, mi sono trovato a non provavo più piacere nei confronti di quello che stavo vivendo… ogni cosa era diventata un peso per me. È stato allora che ho preso una decisione difficile e cioè ho deciso di rinunciare a tutto ciò che avevo per intraprendere un percorso mio, che appagasse la mia voglia di libertà e di fare qualcosa dotato di un significato per il sottoscritto e altresì per le persone che mi erano vicine. Questo percorso mi ha portato a condividere con altri uomini/donne una delle mie passioni più grandi, ossia la sessualità. Sessualità che è l’energia creativa del mondo, in quanto è l’ingrediente fondamentale per dare luogo all’esistenza umana e non solo a questa. Mi sono reso conto che ci sono troppi taboo e che spesso sono essi la causa dell’infelicità di non pochi individui, i quali non riescono a vivere una vita sessuale piena e appagante. Personalmente – avendo avuto pochi taboo,  fin da piccolo – mi sono detto che avrei potuto fare qualcosa per la gente e dunque eccomi qui a cercare di aprire la mentalità degli esseri umani e a temtare di far capire loro quanto una sessualità sana e piena possa essere di grande importanza per tutti noi (e quanto, invece, una sessualità vuota e superficiale possa essere un enorme problema)”.      

Conosciuto come Master Giacon, hai sottolineato che questo non è per te solo un nome d’arte ma un’identità [clicca qui https://mastergiacon.com/]. Ebbene come descriveresti attualmente la tua personalità, nonché quale colore vi assoceresti metaforicamente? E da piccolo a che cosa immaginavi (forse) di dedicarti una volta divenuto adulto, che bambino sei stato? “Sono la persona di mentalità più aperta che conosca (o, almeno, ci provo). Mi impegno costantemente a capire ogni punto di vista, senza giudicare, in quanto sono convinto che ogni prospettiva sia valida e utile per giungere a una visione d’insieme che permetta di entrare in contatto con le persone in maniera profonda e appagante. Se dovessi scegliere un colore adatto alla mia personalità, direi il verde poiché – in Oriente – esso è associato al chakra del cuore e io cerco sempre appunto di mettere amore in tutto ciò che faccio… a volte sembra difficile e quasi impossibile credere che esista in accezione universale, per ogni cosa del creato, ma io l’ho vissuto più volte e so quant’è bello risiedere in tale stato. Da bambino non ero dotato di una grande immaginazione, ero molto introverso e avevo difficoltà a socializzare (stavo spesso al computer, a giocare)… non mi sono, inoltre, mai immaginato in alcun ruolo e nemmeno in alcuna situazione specifica bensì sapevo soltanto che volevo essere felice e ciò è stato ed è possibile anche grazie ai miei genitori per i quali non ha mai importato chi io sia o che cosa io faccia, bensì a loro basta che io sia felice”.

Quanto e in che modo sono stati e sono fonte d’ispirazione e determinanti per la tua vita privata e per quella professionale l’ambiente geografico e sociale (compreso quello familiare) e l’epoca in cui vivi, ma altresì i primi input ricevuti durante l’infanzia e nell’adolescenza? “Sono nato e cresciuto in un paesino, parecchio chiuso, della campagna veneta… lì vi è un’inclinazione al consumo di alcool molto forte e questo anche perché i divertimenti che ci sono sono basati proprio su di esso. Nella mia infanzia ho sempre fatto fatica a socializzare realmente, in quanto trovavo appunto i divertimenti dei miei coetanei poco divertenti per me. È stato difficile riuscire a socializzare e sebbene non abbia mai capito come ci si possa svagare stando in un pub o in un bar per tante ore, l’ho fatto pur’io a lungo – per noia. Da giovanissimo sono stato socio nell’impresa edile di famiglia e, quando finivo il lavoro, andavo diretto a bere con gli amici (come facevano tutti). Ho capito solo in un secondo momento che quello era il modo in cui cercavo di evadere da una simile vita non soddisfacente. Il momento in cui mi sentivo più vivo e maggiormente me stesso era quando andavo a vari eventi nel bolognese e, ad esempio, nel locale notturno Decadence. Proprio il Decadence mi ha fatto crescere tantissimo sotto il punto di vista della sessualità e mi ha aiutato a viverla a pieno, passo dopo passo. È stato così che sono arrivato a stancarmi della mia routine e a comprendere che potevo fare qualcosa di meglio rispetto a scappare, nei momenti in cui avevo del tempo libero, dalla realtà quotidiana. Mi sono quindi trasferito a Bologna, fino a che ho creduto abbastanza in me stesso da provare a mettere un annuncio come gigolò. Fin da subito, ho smesso di bere e di fumare ché avevo ormai raggiunto uno stato di felicità vera… ciò che facevo era ingrediente fondamentale della mia stessa felicità”.

Che cosa rappresenta per te l’Arte, cosa intendi con essa, e quale ritieni che sia il suo principale pregio e potere? Inoltre – in tutto ciò – i ricordi e l’oblio, l’empatia e la conoscenza, la pianificazione e la progettualità, la sperimentazione e l’osare, la razionalità e l’istinto quanto e in quale maniera sono rilevanti… almeno per quello che ti concerne? “L’arte rappresenta, per me, l’espressione umana della bellezza e ho idea che il suo pregio sia quello di riuscire a connettere tra loro individui a migliaia di chilometri di distanza. Penso poi che la beltà sia soggettiva, anche se a volte è così alta che diventa quasi oggettiva. L’empatia, in ciò che faccio, è uno degli ingredienti più importanti… cercare di connettermi davvero con le persone che frequento è quello su cui ho lavorato e per cui ho studiato molto (pure l’istinto è, tuttavia, fondamentale). A volte blocchiamo le nostre percezioni per paura di invadere l’intimità altrui ma spesso, quando abbandoniamo i nostri timori e ci mettiamo in gioco, riusciamo a fare la differenza. Non sono un grande pianificatore, sono più un tipo che segue il flusso degli eventi e questo benché sia fondamentale aiutarlo, con le nostre azioni, ad andare nel modo che ci è più congeniale”.

Quanto ti sembra che sia importante – soprattutto nella carriera di un personaggio pubblico – l’immagine e perché? Pensi che codesta, l’immagine appunto, possa e debba veicolare efficacemente significati emozionali e intellettivi, d’impegno verso un qual certo “quid”, psicologici a riguardo di sé e di coloro con i quali ci si interfaccia e che ne sia un indicatore di verità? “Io – non essendo amante dei social ed essendo l’immagine, spesso, veicolata principalmente tramite questi – non ho un cosiddetto profilo costruito ma do sempre un feedback reale di me… sono una persona molto aperta e cerco, di continuo, di togliere tutte le maschere che mi vedo addosso. Sovente proprio l’immagine, per molte persone, non è un indicatore di verità in quanto c’è chi tende a modificare le proprie foto con filtri… Penso, nondimeno, che sia molto utile usare la propria esteriorità per veicolare quello che si ritiene importante e in cui si crede”.

Benché io non voglia indurti ad alcuna preconfezionata categorizzazione riduttiva e ingabbiante, dal tuo punto di vista, che cos’è e come riconosci l’Amore (sia che si tratti di amor proprio, per altre persone e animali, per idee e ideali, per situazioni, luoghi, attività e molto altro ancora)? Sei mai incorso in una relazione tossica e, se sì, nella veste di manipolatore o di manipolato? “Quando mi sono ritrovato in uno stato di amore vero, riuscivo a provare amore per qualsiasi cosa incondizionatamente e credo che proprio l’incondizionato sia uno degli ingredienti fondamentali di tale sentimento. Se si ama per un motivo, spesso, è perché si ha bisogno di quel qualcosa che “piace” e quindi si finisce per amare principalmente per opportunismo. Il fatto che non si possa dare agli altri ciò che non si ha dentro di sé, per me, è una verità evidente… non si può ovvero amare davvero qualcuno se prima non si ama se stessi e, di conseguenza, l’esistenza. Sì, sono stato in una relazione tossica e mi sono sentito manipolato ma spero di non averlo mai fatto io in prima persona. Provo sempre a stare molto lontano dai meccanismi di manipolazione, che ho studiato e che ho poi capito come evitare. Spesso, essendo una persona molto empatica, sono il “cibo” perfetto per narcisisti e manipolatori… sono tuttavia dell’avviso che non importi veramente in quale dei due lati si stia perché, allorché si entra in una situazione tossica, il manipolatore soffre tanto quanto il manipolato e a volte persino di più di quest’ultimo (dacché la manipolazione è attuata in ragione di una grossa mancanza personale e interiore)”.

Tue sono le parole: “La mia attitudine per il bdsm si è rivelata in pre-adolescenza, sono stato sempre attratto da tutto ciò che implica dolore e piacere… così – crescendo – ho coltivato questa mia passione e le ho dato una forma professionale attraverso libri e conferenze di livello internazionale e condividendola in prima persona con amici e amiche in feste, perfomances ed eventi progressivamente più intensi”. Mi sorge quindi spontaneo chiederti in che rapporto reputi che stiano libertà, resilienza e audacia. Che cosa significano invece, secondo la tua sensibilità, rispettivamente proprio il piacere e il dolore e in quale forma e attraverso quale modalità prediligi (più spesso e in un’ipotetica condizione ideale) goderne?“La libertà è un ingrediente essenziale nella mia crescita e nella mia vita attuale… nel momento in cui non mi sento libero, tendo a scappare dalle situazioni in cui sono (se non riesco a cambiarle). Anche la resilienza – come la libertà – è importante per me e ho addirittura imparato un nuovo termine molto bello, che reputo che sia un’evoluzione proprio della resilienza, ossia anti-fragilità… essa è l’abilità non solo di resistere e di sopravvivere, di incassare i colpi ma pure di diventare più forti grazie a quello che si vive. E si tenga presente che altresì il piacere e il dolore, quando vengono usati in modo proprio, creano uno stato di anti-fragilità in quanto che si può trarre godimento da una sensazione di sofferenza”.  

Quale ipotizzi che sia la tua più radicata peculiarità e quale supponi che siano le caratteristiche maggiormente apprezzate dai tuoi clienti e da coloro con cui collabori? “La mia peculiarità è l’abilità empatica e quella a essa correlata di ascoltare e di riuscire a far sentire le persone al sicuro. Ho una spiccata capacità di entrare in connessione con gli altri esseri umani e di mostrarmi senza paure… ciò, spesso, porta il prossimo a fare lo stesso e questo è davvero il fondamento su cui si fonda tutto quello che faccio. Senza connessione reale non c’è vero piacere. Anche la dolcezza che mi caratterizza, che è qualcosa di insolito da trovare collegato a quanto faccio, è un mio punto di forza”.

So che hai fatto parte, come insegnante, del team della 1st Women’s Hard Academy di Rocco Siffredi… poiché hai affermato che <<(…) non avevo idea della fatica e del lavoro che c’è dietro al suo mondo, finché non l’ho visto con i miei occhi>>,vuoi raccontarci ciò che più ti ha entusiasmato e sorpreso (e che ora porti con te) di quest’esperienza? C’è poi, oltre al suddetto Roccoqualcuno/a che stimi particolarmente e con il/la quale vorresti lavorare a breve? “La cosa più bella e sorprendente del prendere parte alla 1st Women’s Hard Academy è stato vedere la passione che Rocco mette in ciò che fa, nonostante i suoi circa quarant’anni di carriera… spero davvero di riuscire, come lui, a continuare ad amare quello che faccio per così tanto tempo. Quello che invece mi ha sorpreso è stato notare che gli attori, prima del set, non socializzino tra loro… per me, all’opposto, appunto la socializzazione è fondamentale ed è parte integrante del piacere e del divertimento che poi potrò avere all’interno di questo. Sicuramente, prima o poi, vorrei lavorare con la casa produttrice Kink.com (anche se non ho mai mandato alcuna candidatura)”.

Oggigiorno, parteciperesti volentieri o no a qualche reality – e come mai – e qual è il tuo parere inerentemente le potenzialità dei social network e sui possibili motivi del fatto che, nella nostra odierna epoca, si sta assistendo sempre più a un proliferare di aspiranti “influencer”? Di OnlyFans che cosa ne pensi e come lo utilizzi? “Parteciperei a qualche reality solo se fossi libero di esprimermi al massimo e senza censure… ma questo purtroppo, che io sappia, non succede in alcuno di essi. Le potenzialità dei social sono tanto alte quanto lo è il loro pericolo di minare la felicità delle persone. Impera l’idea, errata, che più una persona è seguita appunto sui social e più è interessante. Ci sono però persone con molti follower che sono brave solo a sponsorizzarsi ma che, quando poi sono messe alla prova nella pratica, non hanno realmente valore e mi domando quindi se davvero gli influencer influenzano qualcosa o no. Vedo taluni con 200mila follower che, quando partecipano a eventi, non portano alcun seguito aggiuntivo ossia grazie a loro non vi partecipa comunque nessuno in più rispetto alla clientela normale del locale. Onlyfans è un ottimo canale per riuscire a condividere ciò che non si può condividere su Instagram e Just For Fans, sebbene non ancora tanto quanto vorrei, è molto aperto”.  

Pensi che esista il destino e, eventualmente, secondo quali termini? Ti sei mai interrogato a proposito della sussistenza del male nel mondo in relazione alla presunta bontà, onnipresenza, onniscienza e onnipotenza attribuita dall’essere umano alla divinità e al suo operato (cioè sulla questione della Teodicea)?“Sono del parere che il destino esista e che possiamo influenzarlo con le nostre scelte, in bene o in male… a mio avviso, noi siamo i creatori della nostra realtà (le nostre azioni fanno la differenza per quello che concerne il nostro mondo e anche quello altrui). Ciò che vedo, a riguardo della spiritualità, è che siamo tutti parte dello stesso Uno… le persone sono specchi, che riflettono quanto abbiamo dentro e che sovente non vogliamo ammettere – esse sono parte di noi. Le religioni sono punti di vista differenti, ciascuno che prova a parlare della medesima cosa, a volte venendo interpretate in maniera poco saggia. Credo che sia davvero difficile trovare la vera spiritualità seguendo unanimemente un ugual cammino, in quanto ogni vivente è unico e inimitabile e facciamo esperienze diverse gli uni dagli altri. Penso spesso al male nel mondo e infatti, con le mie azioni, cerco di diffondere più amore possibile… se ci fosse più amore, non ci sarebbe tutto il male che c’è. So che suona un po’ hippie e un po’ lo sono io stesso, ma la massima di fare l’amore e non la guerra mi sembra una delle più sagge che abbia mai letto e riflette bene il mio vivere… risolvendo i conflitti, focalizzo le mie energie sull’amore e sulla sessualità fatta proprio di amore”.   

Infine, prima di salutarci, vuoi condividere con noi se hai delle novità in cantiere a stretto giro e alcuni progetti a più lungo termine? “Il mio primo progetto è quello di continuare a dare il mio contributo nel mondo, nel miglior modo possibile, viaggiando e cercando di fare la differenza per le persone che incontro. Ho poi molte altre progettualità per il futuro, tutte focalizzate sul raggiungere più gente possibile, anche chi non può permettersi di pagare la mia compagnia e la mia consulenza ma preferisco non dare ancora troppo dettagli su questo. Una frase che ho letto è che <<il piacere non deve essere a pagamento>> ed è, codesta, una delle cose su cui sto lavorando… proverò a portare le persone alla consapevolezza di sé e del proprio piacere senza richiedere nulla in cambio”.

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