L’Automa della Passione
Il corpo umano si adatta al proprio partner. Legge il ritmo, si adatta al tempo, anticipa le piccole variazioni che fanno sembrare l’interazione fisica come una conversazione. Una fucking machine non fa nulla di questo. Mantiene il suo ritmo con una consistenza che nessun corpo umano può eguagliare, indifferente alla stanchezza, alla risposta, ai segnali che normalmente causerebbero a un partner umano di adattarsi. Questa non è una limitazione: è esattamente il punto.
L’esperienza di ricevere penetrazione meccanica sostenuta sotto direzione è specifica e disorientante in un modo che richiede un po’ di tempo per capire. La macchina non accelera quando la risposta si intensifica; non rallenta quando il corpo ha bisogno di un momento; non legge i segnali sottili che di solito regolano il ritmo dell’intimità fisica.

Tutti questi adattamenti che il corpo è abituato a ricevere semplicemente non si verificano. Quello che riempie quello spazio invece è un diverso tipo di presenza: la consapevolezza di essere dalla parte ricevente di qualcosa che non si fermerà, non si adatterà, non sarà influenzato.
Le impostazioni, profondità, velocità, ritmo, sono controllate esternamente. Questo significa che l’esperienza è interamente determinata da qualcun altro che non sia la persona che la riceve: non un corpo vivente che risponde e si adatta, ma un meccanismo operato da una volontà specifica. La persona che riceve è, nel senso più letterale possibile, alla mercé di quella volontà.
Quello che produce il ritmo inesorabile, nel tempo, è un crollo della solita gestione della sensazione. Il corpo non può organizzare la sua risposta in qualcosa di controllato e misurato perché lo stimolo non permette tale organizzazione. Deve semplicemente ricevere, e ricevere senza la capacità di influenzare il ritmo è una delle forme più assolute di sottomissione che la pratica possa offrire.
